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	<title>Racconti del certamen letterario "Ètempodiscrivere"</title>
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		<title>Racconti del certamen letterario "Ètempodiscrivere"</title>
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		<title>La compera</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 14:46:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Masuria  Aprendo il portone  di casa avvisto il vecchio mandorlo  nel giardino del mio vicino. I rami nodosi dalla corteccia ruvida sfoggiano di già timidi petali.  Non c&#8217;è vento e  l&#8217;aria frizzante del pomeriggio  m&#8217;invoglia decisamente a fare una passeggiata. Nel piccolo cortile sta bighellonando Laura, mia nipote.  Giovane di otto anni, graziosa  con il  [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=certamenletterario.wordpress.com&amp;blog=2419658&amp;post=10&amp;subd=certamenletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span>di<em> Masuria</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> Aprendo il portone<span>  </span>di casa avvisto il vecchio mandorlo<span>  </span>nel giardino del mio vicino. I rami nodosi dalla corteccia ruvida sfoggiano di già timidi petali.<span>  </span>Non c&#8217;è vento e <span> </span>l&#8217;aria frizzante del pomeriggio<span>  </span>m&#8217;invoglia decisamente a fare una passeggiata. Nel piccolo cortile sta bighellonando Laura, mia nipote.<span>  <span id="more-10"></span></span>Giovane di otto anni, graziosa<span>  </span>con il<span>  </span>caschetto castano che le incornicia il visino dagli grandi occhi scuri.<span>  </span>&#8220;Dove vai, zia?&#8221;<span>  </span>- &#8220;Scendo in paese.&#8221; &#8211; &#8220;Posso venire con te?&#8221; Non<span>  </span>mi capita spesso<span>  </span>di potere<span>  </span>passeggiare con<span>  </span>questa bambina adorabile, quindi afferro l&#8217;occasione a volo.<span>  </span>&#8220;Chiedilo alla mamma&#8221;, le dico per non interferire coll&#8217;autorità materna. Il capottino rosa sfreccia<span>  </span>in casa e rispunta dopo pochi minuti con la risposta desiderata: &#8220;Ha detto di si, ma dobbiamo essere di ritorno alle sette.&#8221;<span>  </span>&#8220;Va bene&#8221;, confermo e le prendo la mano<span>  </span>affidatami fiduciosamente.</span></p>
<p class="MsoNormal">Mentre<span>  </span>ci incamminiamo, la mia piccola dama di<span>  </span>compagnia mi confida con aria di importanza:&#8221;Sai zia, io ho tanti soldi.&#8221;<span>   </span>Tira fuori dalla tasca del capotto un borsellino e mi mostra il contenuto:<span>  </span>dieci euro in monetine.<span>  </span>&#8220;Sei una ragazza ricca e anche un buon partito, adesso che<span>  </span>hai risparmiato tutti questi soldi,&#8221; scherzo. &#8211; &#8220;Nooo, non risparmiati&#8221; mi confessa candida, &#8220;li prendo un po&#8217;<span>  </span>di nascosto alla nonna, un poco dalla cassa del nostro negozio e un po&#8217; da papa in banca&#8230;.&#8221; -<span>    </span>&#8220;Per davvero? Non credo che fai parte della banda dei bassotti?&#8221;<span>  </span>La<span>  </span>diverte l&#8217;idea<span>  </span>di fare parte dei bassotti e ride.<span>  </span>Li ha visti al cinema. Poi nella sua testa<span>  </span>s&#8217;insinua<span>  </span>il dubbio che<span>    </span>potesse essere stato<span>  </span>nascosto un rimprovero nelle mie parole, scruta il mio viso e mi lancia un invito per rabbonirmi:&#8221; Andiamo al bar a prendere una cioccolata calda, zia! Tanto i soldi ce li ho.&#8221;<span> Io accetto e presto ci troviamo sedute al bar come due amiche con le tazze di cioccolata<span>  </span>fumante davanti a noi . Lei pasticcia un po&#8217; con il cornetto e si combina un baffo di cioccolato. Le propongo:&#8221;Per questa volta pago io, d&#8217;accordo?&#8221;<span>  </span>- Siii, ma io deeeevo spen- de- re<span>   </span>tutti questi soldi.&#8221; Sembra che il borsellino le pesi come un fardello di cui bisogna disfarsi.<span>  </span>Fa progetti: &#8220;Per prima cosa comprerò un regalo per mio fratellino<span>  </span>Francesco &#8211; pausa -<span>  </span>poi un regalo per la mia amica Kitty &#8211; pausa -<span>  </span>uno per la mamma<span>  </span>-<span>  </span>breve pausa -<span>   </span>ma soprattutto uno per me.&#8221; -<span>  </span>&#8220;Ok, andiamo allora, altrimenti faremo tardi. Non vogliamo fare arrabbiare la mamma, vero?&#8221;<span>  </span>Lasciamo il bar e ci mettiamo a guardare vetrine.<span>  </span>Scopro che Laura ha idee precise. Si ferma<span>  </span>soprattutto davanti alle vetrine illuminate a giorno<span>  </span>delle gioiellerie. Ne abbiamo già visionate tre , ma niente ha catturato il suo interesse.<span>  </span>Alla quarta<span>  </span>resta<span>  </span>visibilmente attratta. Incuriosita cerco di indovinare quale sia<span>  </span>l&#8217;oggetto del suo desiderio. I suoi occhioni brillano: &#8220;Zia, guarda che carina la lucertola con i luccichini.&#8221;<span>  </span>Finalmente localizzo<span>  </span>il grazioso rettile.<span>  </span>Perbacco, oro bianco e brillanti veri. Mi sa<span>  </span>che si prospetta un problema.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> Provo a dirottarla ma è troppo tardi. Lei ha già aperto la pesante porta di doppio cristallo, si gira e dice:&#8221;Tanto, i soldi ce li ho.&#8221; Non mi resta che seguirla in veste di bodyguard.<span>  </span>Per un momento rimane colpita da una lastra di vetro nel pavimento, attraverso la quale si possono ammirare un paio di metri più in giù resti archeologici<span>  </span>dell&#8217;epoca romana. &#8220;Brrrr, mi fa impressione camminare sul vetro. E se si rompe, zia?&#8221;La tranquillizzo, al banco ci stanno aspettando due donne. &#8220;Di alle signore che cosa desideri, Laura,&#8221; le suggerisco.<span>  </span>&#8220;Mi piace la lucertolina con i luccichini in vetrina&#8221;, espone il suo desiderio sicura di sé. La padrona sorride divertita, mentre la commessa, infastidita dalle pretese assurde della bambina, risponde con un sorriso mellifluo all&#8217;agrodolce:&#8221; Piccola, è meglio che torni con tuo papa. La lucertola è<span>  </span>un costoso gioiello con veri brillanti.&#8221;<span>  </span>La bambina la squadra severa con i suoi occhi scuri e tirando fuori il borsellino dalla tasca del cappotto la bacchetta: &#8220;Cosa ti credi, io i soldi ce li ho.&#8221; Mi sorprende<span>  </span>la sua intelligenza intuitiva: ha perfettamente capito che quella donna non è benevole nei suoi confronti. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quasi quasi mi sento<span> anch&#8217;io<span>  </span>sdegnata in qualità di zia e comunque per solidarietà fra donne.<span> La padrona del negozio conosce Laura perché va nella stessa classe di suo figlio Fabio. Evidentemente<span>  </span>sa come trattare una bimba.<span>  </span>Domanda con gentilezza:&#8221; Tu sei Laura vero, la compagna di classe di Fabio?&#8221; Laura annuisce.<span>  </span>&#8220;Io<span>  </span>ho un cassetto pieno di animaletti d&#8217;argento smaltato. Sono<span>  </span>veramente molto belli.&#8221; Appoggia un grande cassetto a scompartimenti sul banco.<span>  </span>&#8220;Guarda, ci sono<span>  </span>serpentelli, tartarughe e anche lucertole&#8230;.e non sono molto cari&#8221;.<span>    </span>La bambina resta incantata dalla moltitudine dei colori<span>  </span>e dalla varietà di scelta.<span>  </span>Mi sento sollevata, forse usciremo dal negozio senza gravi traumi infantili che<span>  </span>possono compromettere<span>  </span>la sua vita<span>  </span>da adulta felice.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span><span>Intanto la scelta è ardua<span>  </span>e si protrae per le lunghe. Aspettiamo con pazienza, la padrona ed io.<span>   </span>La commessa invece<span>  </span>osserva l&#8217;operazione<span>  </span>camuffando<span>  </span>l&#8217;insofferenza scritta le in faccia con amabilità<span>  </span>finta per compiacere la padrona.<span>  </span>Alla fine Laura tentenna fra un serpentello rosso<span>  </span>e un buffo polipo blu. &#8220;Tu che dici,zia?&#8221; Ma prima che possa rispondere, la padrona le propone:&#8221; Scegli il serpentello rosso ed io ti regalo il laccetto per appenderlo. Ne ho giusto uno dello stesso colore che è perfetto.&#8221;<span>  </span>Di colpo il rebus si scioglie. Laura opta per il rettile.<span>  </span>Ma quanto costa?<span>  </span>Che meraviglia, costa<span>  </span>10 Euro precisi!<span>  </span>La bambina tira fuori le monete e le mette in una fila ordinata sul banco. Sorpresa, avanzano 50 centesimi! &#8220;Vi lascio anche questi&#8221;, decide magnanima e felice di togliersi il peso di essere ricca. Sistema la scatoletta avvolta in carta regalo con un fiocco rosso nel borsellino<span>  </span>vuoto e mi prende la mano :&#8221;Andiamo,zia.&#8221;<span>  </span>Salutiamo la signora padrona che manda saluti alla mamma e snobbiamo la commessa di<span>  </span>comune e tacito accordo mentre lasciamo il negozio scintillante di ori e gemme.<span>   </span>Ormai il corso è illuminato e si è fatta sera.<span>  </span>Laura ha le guance rosse per l&#8217;eccitazione dell&#8217;acquisto appena concluso e la manina calda e un po&#8217; sudaticcia.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> Per la contentezza comincia<span>  </span>a correre all&#8217;indietro davanti a me.<span>  </span>&#8220;Zia guarda, così si allenano i pugili. Dai prova anche tu!&#8221; Un po&#8217; impacciata provo e ci riesco, ma le sue gambette sono otto volte più veloci delle mie che sono otto volte più vecchie. Dopo un<span>   </span>po&#8217; riprende il posto accanto a me. Camminiamo spedite mano nella mano per non fare tardi.<span>  </span>Mi accorgo che la bambina di colpo<span>   </span>è diventata<span>  </span>taciturna e pensierosa stringendo il borsellino<span>  </span>in mano.<span>  </span>Sono preoccupata,<span>  </span>forse rimpiange la scelta.<span>    </span>Quando infine si ferma per<span>  </span>rompere il silenzio, la questione si rivela diversa: &#8220;Zia, e ora come compro i regalini per tutti quando partiamo a Pisa?&#8221; dice guardandomi un po&#8217; smarrita.<span>  </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>                                                                                               </span></span></p>
<p><!--EndFragment--> </p>
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		<title>Il giro d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Apr 2008 16:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
				<category><![CDATA[bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[  di giuliotraversi S’era fatto comprare una bicicletta col manico curvo, e decise di allenarsi in quella maniera e non ci voleva pensare alle cose di famiglia, agli affari loschi e alla vita camorristica. La strada larga e pianeggiante come un circuito girava tondo tondo alle case e ai condomini. Allenarsi così, la mattina, sembrava [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=certamenletterario.wordpress.com&amp;blog=2419658&amp;post=9&amp;subd=certamenletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p class="MsoNormal"><span><a href="http://certamenletterario.files.wordpress.com/2008/04/images2.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-13" src="http://certamenletterario.files.wordpress.com/2008/04/images2.jpeg?w=150&#038;h=134" alt="" width="150" height="134" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><span>di<strong> </strong></span><span><em>giuliotraversi</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>S’era fatto comprare una bicicletta col manico curvo, e decise di allenarsi in quella maniera e non ci voleva pensare alle cose di famiglia, agli affari loschi e alla vita camorristica.<span id="more-9"></span><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La strada larga e pianeggiante come un circuito girava tondo tondo alle case e ai condomini. Allenarsi così, la mattina, sembrava eccezionale. I punti intermedi del circuito erano quattro: un palazzone alto e disabitato, il parco giochi, il parcheggio delle macchine, l’edicola di Peppe. Si svegliava molto presto, prima dell’alba. Il cielo era ancora buio, una striscia di madreperla s’alzava dal mare man mano che il sole saliva. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quando terminava l’allenamento, tornava a casa, si faceva la doccia, prendeva lo zaino, salutava la mamma e andava a scuola.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Una mattina però la madre aspettò inutilmente che Carlino ritornasse dall’allenamento, allora scese per strada, allarmata guardò a destra e a sinistra: la strada era vuota, i lampioni brillavano ancora.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ripercorse a piedi tutto l’anello stradale, raggiunse un palazzone alto ma non vide niente, se non finestre infrante e cani intorno ai cassonetti dell’immondizia; giunse al parco giochi: le altalene e le scivole erano desolate, c’era freddo e s’intravedeva il mare grigio. Cominciò a sentire una grande inquietudine nel petto, pensando e ripensando a tutte le volte che aveva raccomandato Carlino a stare attento alle macchine, di non correre troppo veloce, non farla stare in pensiero. Raggiunse un parcheggio. Era pieno di auto coi vetri appannati, la brina le vestiva come un manto di diamanti. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma Carlino non c’era proprio. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ormai disperata la madre raggiunse l’edicola di Peppe, e Peppe era proprio lì che stava alzando la saracinesca.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Peppe, Peppe &#8211; gridò la donna di lontano.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Peppe si volse e vedendola correre si allarmò.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Cosa è successo?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Chi?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Carlino, lo sai, corre in bicicletta e passa sempre di qua.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non l’ho visto – rispose l’edicolante.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È tardi, a quest’ora dovrebbe essere a casa e<span>  </span>prepararsi per andare a scuola.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non si preoccupi, Carlino è un ragazzo in gamba, torni a casa e vedrà che a quest’ora sarà ritornato e sarà lui ad essere preoccupato per non aver trovato la mamma ad aspettarlo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La madre allora si avviò verso casa, confortata da quelle parole, quasi quasi pensava di essere stata una stupida per aver pensato che fosse successo qualcosa, e quasi quasi si sarebbe messa a ridere, ma quando aprì la porta dell’appartamento e vide che in casa non c’era davvero nessuno, allora scoppiò in lacrime ed ebbe paura.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La madre raccontò tutto alla vicina di casa, telefonò al fratello, informò il marito che stava in carcere, e per l’intera giornata coinvolse il quartiere alla ricerca del figlio. Quando si fece sera,<span>  </span>la famiglia si riunì nel soggiono. La madre accasciata sopra la poltrona col volto tra le mani non aveva forza di dire nulla. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È stato Ciccio Insòlia! &#8211; disse il fratello.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sì, è stato lui!- ripetè qualcun altro facendo seguire imprecazioni e bestemmie.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ma che dite, che dite! – gridò Peppe.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Intorno si fece silenzio, anzi Peppe si alzò e se ne andò. Poi anche gli altri se ne andarono, perché non potevano risolverlo il problema che era grande quanto una montagna di fuoco. Allora la madre e il fratello rimasero soli. L’uomo era su tutte le furie, dovette controllarsi. Andarono a riposarsi ma non chiusero occhio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L’indomani la madre si svegliò di soprassalto, andò dritta dritta alla finestra. Il mare brillava leggermente come squame di pescesqualo, il cielo era viola. La stanza del ragazzo era vuota. Ritornò alla finestra, s’affacciò mostrando i capelli al vento. E lo vide. Le parve di vederlo. S’alzava sui pedali e correva curvo: la caviglia rotea perfetta, la bandana in testa, la maglietta gialla, aveva forza, grinta. Lo avevano visto in televisione al Pirata,<span>  </span>nella sua ultima gara al giro d’Italia, nella salita del monte Zoncolan, una salita che serpeggia come una fune legata in cima a una rupe. Il Pirata taglia l’aria, le punte dei piedi disegnano un cerchio perfetto, si stacca dal gruppo di testa, <em>Dài Marco Dài</em></span><span>, gridavano abbracciati madre e figlio seduti in poltrona con la pizza sopra il tavolino. Ai bordi della strada la gente lo incitava, boati di stadio, ali di folla e il vento dell’emozione lo spingeva ancora più lontano. Voleva rialzarsi, voleva mostrare di essere il più grande ciclista di tutti i tempi. Voleva mostrare di essere pulito, limpido. Simoni, Garzelli, Popovich lo raggiungono all’ultimo chilometro, Marco rimane indietro, è in debito d’ossigeno, affannato. È la sua più grande gara.<span>  </span>Quando raggiunse il traguardo a 43” dietro Simoni, Carlino era tutto un fascio di muscoli tesi e un sorriso sul volto, il sorriso di chi vede nascere un sogno nel proprio cuore. Alla madre sembrò di scorgere il figlio dalla finestra, lontano, pieno della voglia di liberarsi degli errori degli altri. Uscì subito di casa, si mise a correre come se le gambe non fossero più gambe ma legna secca. Raggiunse l’edicola di Peppe.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Peppe, dov’è mio figlio? –<span>  </span>gridò fuori di sè.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Peppe stavolta manco si girò, che non ne voleva sapere di quella faccenda che puzzava d’alito di mortovivo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Una famiglia di pazzi siete, &#8211; disse &#8211; tutti quanti; se n’è andato via perché siete tutti pazzi!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La donna si sedette sul marciapiede impotente coprendosi il volto con le mani e non<span>  </span>sentì più la forza di rialzarsi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi dopo alcuni mesi il corpo deteriorato di Carlino fu ritrovato insieme alla bicicletta con lo sterzo rotto e le ruote tutte storte. La polizia era entrata in un palazzo abusivo della zona e dentro uno sgabuzzino era stato rinvenuto il povero corpicino abbandonato, sporco, come un cane ammazzato per strada. La famiglia di Carlino allora si inimicò definitivamente la famiglia Insolia e aspettavano solo che il padre fosse tornato dal carcere col permesso mensile, e così avrebbe sistemato la faccenda. Il delitto non poteva rimanere impunito, dicevano, perché Carlino era come se vivesse ancora tra di loro, e li guardava con gli occhi grandi come ce l’aveva solo lui, dalla mattina alla sera, e chiedeva conto e ragione della breve esistenza, lui che era stato un bambino che sognava il giro d’Italia ma la vita che correva intorno non aveva regalato né sogni e neanche speranze.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Così la madre s’alzò da tavola. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Era sera, sembrava già primavera.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Erano tutti presenti, mangiavano la caponata coi peperoni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Io vendetta non ne voglio, non era uno di voi &#8211; disse, e se ne andò nella stanza da letto e si mise a piangere lacrime di pietra. Quelli intorno al tavolo invece si guardarono in faccia, ridacchiarono un po’ e continuarono a ungersi le dita strofinando il pane nella salsina.</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>L&#8217;appartamento</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 15:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
				<category><![CDATA[periferia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Filippo Dicco   Avevano acquistato un appartamento nella periferia della città. Un trivani confortevole, al quinto piano, ascensorato, ristrutturato, benché inabitato da circa trentanni. Era costato davvero poco, quasi un’occasione.  Dal balcone di casa c’era l’Etna in bella mostra, il mare, tanta aria fresca e luce, e un senso di volare insieme alle nuvole. - Sei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=certamenletterario.wordpress.com&amp;blog=2419658&amp;post=8&amp;subd=certamenletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment-->
<p style="text-align:justify;" class="MsoNormal"><span style="font-weight:bold;" class="Apple-style-span"> <!--StartFragment-->  </span></p>
<p style="text-align:justify;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;" class="Apple-style-span"> <!--StartFragment-->  </span></p>
<p style="text-align:justify;" class="MsoNormal"><span class="Apple-style-span" style="font-family:Verdana;font-size:15px;font-weight:bold;"> <!--StartFragment-->  </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span style="font-weight:bold;" class="Apple-style-span">di </span></span><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span style="font-weight:bold;" class="Apple-style-span">Filippo Dicco</span><i><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"> </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Avevano acquistato un appartamento nella periferia della città. Un trivani confortevole, al quinto piano, ascensorato, ristrutturato, benché inabitato da circa trentanni. <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Era costato davvero poco, quasi un’occasione.</span><span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">  </span></span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Dal balcone di casa c’era l’Etna in bella mostra, il mare, tanta aria fresca e luce, e un senso di volare insieme alle nuvole.</span></span></span></span></p>
<p><span id="more-8"></span>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Sei felice, amore? – gli chiese Marco il giorno in cui terminarono il trasloco.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- È bello qui, si vede l’orizzonte. Al Centro mi sembrava di non respirare più.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Anche a me, &#8211; rispose Marco.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Poi si affacciarono dal balcone e si abbracciarono. </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">L’appartamento era davvero silenzioso e i vicini neanche si sentivano. Avevano casa, finalmente. Non più il mensile dell’affitto che era sempre più simile a un pozzo senza fondo dentro cui gettare via metà dello stipendio; non più aria sporca e rumori; non più il chiassoso ronzare dei camion dell’immondizia all’alba; non più quel sentore di vicinato che sciabordava dai vicoli occupati dalle numerose macellerie equine. Il quartiere in cui cominciarono ad abitare era invece ampio, spazioso; le strade larghe, non c’era problema di posteggio; svettavano palazzoni grigi anche se un po’ esagerati, bucherellati da finestre e verande, che restituivano la sensazione di abitare in qualsiasi altra parte del mondo, in qualsiasi altra città che non fosse barocca, fatta di pietra dell’Etna e di mare di scoglio, di chiachièri e pescivendoli, di arancini e monfiani. Pareva la periferia di Roma, di Napoli, di Genova; ma anche quella di Berlino, di Francoforte, di Bourdeaux. Claudia e Marco, insomma, adesso facevano parte del mondo, e comprendevano cosa significava far parte del villaggio globale.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"> </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Facciamo gli auguri ai nostri vicini di casa? – disse un giorno Marco, perché era il giorno di Natale e nella piazzetta antistante non c’era neanche l’albero addobbato con festoni e palline colorate. </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Era un’idea davvero carina, quella di Marco.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Quali vicini?, &#8211; rispose Claudia.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Sopra, sotto, di lato, c’abitano i vicini, credo.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Sicuro?</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Tu che pensi?, &#8211; chiese Marco.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Hai ragione. Ma non mi sembra d’aver visto qualcuno, forse.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Erano trascorse solo poche settimane dal loro arrivo, l’ingresso del palazzo era ben tenuto, c’era anche la guardiola per il portiere, le cassettine per le lettere, l’ascensore funzionante; eppure non avevano mai incontrato nessuno. Sulle porte c’erano le targhette coi nomi e cognomi scritti sopra, però la gente non si vedeva.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- C’è così silenzio qui, &#8211; disse Claudia.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- C’è qualcuno, ti dico, &#8211; volle precisare Marco. – Di tanto in tanto si sentono delle voci e dei rumori domestici. </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Claudia, benché scettica, si fece persuadere. Si mise addosso qualcosa di elegante ma poco impegnativo, e uscirono dalla porta di casa. Furono colti dall’aria gelata del pianerottolo e bussarono nell’appartamento di fronte. </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Qui abita il signor Cavallaro …</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Suona di nuovo, dài.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Un po’ di pazienza …</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Bussarono due tre volte ma nessuno aprì.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Saranno fuori per le vacanze.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Eppure ho sentito delle voci, &#8211; disse Marco.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Provarono anche con l’appartamenti al piano superiore e inferiore, ma sembrava che non ci fosse nessuno. Era davvero una cosa strana. Allora Marco insospettitosi scese al piano terreno per cercare il portiere, ma sul vetro della guardiola c’era un biglietto in cui c’era un avviso scolorito e incomprensibile. Allora Marco scese nei sotterranei, dove c’erano i garage. Sicuramente qualcuno si sarebbe fatto vivo da quelle parti. Stette così, passeggiando su e giù, davanti alle saracinesche sprangate, finché non vide un’auto avvicinarsi e poi accostare. Dall’auto uscì un signore incappottato.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Buonasera!, &#8211; salutò Marco avvicinandosi.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Il signore quando s’accorse della sua presenza tornò indietro e scivolò dentro l’auto, mise in moto e andò via come se fuggisse da qualcosa di estremamente pericoloso. Marco tornò a casa sconvolto e raccontò tutto a Claudia. Si misero a spiare le finestre degli altri appartamenti, di tanto in tanto sentivano l’ascensore che saliva o scendeva col suo rumore di pesante armadio incassato. Marco provò a inseguirlo per i pianerottoli ma quando lo raggiungeva era sempre troppo tardi e non c’era nessuno. Cominciarono</span><span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">  </span></span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">a nutrire il sospetto di qualcosa di realmente grave di cui solo ora percepivano l’odore. La moglie accusò il marito perché aveva acquistato la casa in un luogo stranissimo e quindi pericoloso, lo accusava di leggerezza e ingenuità; lui a sua volta insultava la moglie perché si era disinteressata</span><span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">  </span></span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">e non era voluta venire quando l’agente immobiliare gli aveva fatto vedere l’appartamento. Così litigarono, l’uno si chiuse nella camera da letto, l’altro si distese sopra il divano del soggiorno. Non si parlarono per un bel pezzo. Poi Marco sentì lo sbattere di una porta nel pianerottolo. Allora uscì fuori, premette l’interruttore della luce, ma l’illuminazione doveva essere fulminata. </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Suonò il camapnello dell’appartamento accanto. </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Ma che succede qui dentro? Tutti fanno finta di non esserci! Tutti ci evitano! Cosa succede?, &#8211; si mise a urlare. – Se non aprite butto giù la porta! – minacciò infine. Allora non sentì più nulla, come se là dentro ci fossero stati solo fantasmi. Fu preso dallo scoramento e ritornò nell’appartamento.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Trascorsero una notte insonne. Ora Marco ricordava di aver trovato la mattina l’ascensore occupato oppure rivedeva nel buio l’ombra di qualcosa che sbucava fuori dal portone sbattuto violentemente. A occhi chiusi gli venne un’idea. Si rivestì, prese il cappotto e uscì fuori. Chiamò l’ascensore, stranamente fermo al piano superiore, lo prese. Fu avvolto da un fresco profumo di fiori. Si guardò allo specchio, rivide il proprio volto sfatto, stanco, quasi irriconoscibile. Allungò la mano come per toccare la propria immagine. Aveva la barba lunga, i capelli disordinati. S’accorse di aver indosato il cappotto della moglie e ebbe come un trasalimento, la sensazione di essere lì dentro, dentro il vano dell’ascensore che scendeva giù, e allo stesso tempo di vivere altrove, al di là dello specchio.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Quando l’ascensore arrivò al piano terra, c’era buio pesto. Provò a cercare l’interruttore della luce tastando con la mano sulla parete fredda, ma non lo trovò. Toccò dentro la tasca del cappotto e prese un pacchetto di sigarette; dentro vi era un accendino. Lo accese, lasciando vibrare la fiammella nel buio. Raggiunse la portineria, poi s’avvicinò alle buche per le lettere. Erano vuote, tutte vuote, tranne una. L’accendino si spense, lo riaccese, la fiamma riprese a vibrare. C’era un suono, veniva da fuori. Dalla cassetta prese la busta, era bianca con uno stemma nero sull’angolo sinistro. Quel suono sembrava un bambino che piangeva. Morse la busta della lettera coi denti. La lesse tutta d’un fiato. Poi, se la mise in tasca e pensò a Claudia. Non c’era niente di cui temere, ma ancora non aveva capito niente. Il portone era aperto. Uscì fuori, s’accorse del gatto che si lamentava come un bimbo, gli occhi erano due asteroidi, e balzò via dentro i cassonetti vuoti. La strada era nera, i palazzi si confondevano con la notte. Brillavano solo le stelle. Marco riempì i polmoni di aria fredda e umida. Sentì uno spasmo allo stomaco. Riprese la lettera in mano, portava la data del 1973, e lesse ad alta voce, perché ora cominciava a realizzare il senso di tutto e manco ci voleva credere: </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><i><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">Gentile signore, questo è un provvedimento per sanare la grave crisi energetica, finanziaria e sociale del nostro paese. È vietato associarsi, invitare il vicino di casa a cena, aprire la porta agli sconociuti. È vietato uscire di casa per diletto, non ci deve essere alcuno spreco di energia aggiuntiva, è vietato usare la carta per impacchettare i regali e riunirsi intorno ad un tavolo per giocare a tombola scambiandosi idee eversive. Chi non rispetterà le nuove direttive incorrerà a sanzioni gravissime. Tutto ritornerà alla normalità solo quando il Comune avrà sanato il debito pubblico … </span></i></span><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">mentre leggeva</span><span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">  </span></span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">gli sembrava che fosse finito in un altro pianeta, manco gli pareva vero che a Natale non c’erano neanche le luci della festa per strada, come se a stare tutti dentro in casa, il governo potesse dimenticare della periferia della città, attendendo il momento buono per pensare ai suoi abitanti garantendone i normali servizi urbani. Leggeva la data della lettera e gli sembrava di aver fatto un capitombolo indietro nel tempo.</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:11pt;font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:normal;">- Ci hanno dimenticato, ci hanno dimenticato, &#8211; andava ripetendosi Marco con gli occhi spalancati nell’aria gelida di dicembre. Rientrò dentro il palazzo e arrancando per le scale urlava il nome della moglie come un forsennato, in preda ad un incubo collettivo.</span></span></p>
<p><!--EndFragment--><!--EndFragment--><!--EndFragment--><!--EndFragment--></p>
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		<title>La rivoluzione</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 15:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
				<category><![CDATA[catania]]></category>

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		<description><![CDATA[di Patpanos   Pippu u pazzu laveva detto cento volte che prima o poi sarebbe scoppiata ma nessuno gli aveva mai creduto. Aveva immaginato tutte le conseguenze più imprevedibili generate da quella singolare rivolta: un nuovo ordine politico-sociale, cessazione dei privilegi più antichi, abolizione della tassa sui rifiuti solidi urbani. Pippo aveva anche previsto che, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=certamenletterario.wordpress.com&amp;blog=2419658&amp;post=7&amp;subd=certamenletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#333333;font-family:verdana;font-size:13px;font-weight:bold;" class="Apple-style-span"> <!--StartFragment-->  </span>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">di Patpanos</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"> </span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">Pippu u pazzu l</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">aveva detto cento volte che prima o poi sarebbe scoppiata ma nessuno gli aveva mai creduto. Aveva immaginato tutte le conseguenze più imprevedibili generate da quella singolare rivolta: un nuovo ordine politico-sociale, cessazione dei privilegi più antichi, abolizione della tassa sui rifiuti solidi urbani. Pippo aveva anche previsto che, dopo la prima fase di confusione, le cose si sarebbero pian piano sistemate. Occorreva solo un po</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"> di tempo per adattarsi alla nuova organizzazione della città.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p><span id="more-7"></span>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Pippo non è possibile!» urlò il maresciallo Puglisi, comandante supremo dei Vigili Urbani della città, tenendo per le braccia il povero Pippo, cercando di farlo calmare.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Oggi non è il 30 febbraio e non ci sarà mai nessun 30 febbraio perché febbraio ha 28 giorni e al massimo, ogni quattro anni, ne conta 29!» proseguì il dottore Marletta, assecondando Pippo che sembrava fosse stato morso da un ragno velenoso.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Figlio mio non capisci che quello che dici non sta né in cielo né in terra!» disse il maresciallo Puglisi con voce supplichevole.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Signori fermi tutti! Sentiamo cosa vuole dire e poi lo portiamo in manicomio!» gridò il sindaco della città, arrivato in quel momento e intento ad annodarsi il grosso nodo della cravatta azzurra.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Senti un po</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"> Pippo&#8230;» disse il dottore Marletta «&#8230;come le hai sapute tutte queste informazioni &#8230; dalla CIA o dal KGB?»</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Io c</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">ero al Direttivo&#8230;» cominciò Pippo che tremava come un dannato. «&#8230;Mi sono camuffato e mescolato tra loro. Non è stato difficile. Per non dare nell</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">occhio mi sono messo un sacchetto di plastica in testa, uno di quelli usati; poi mi sono seduto in ultima fila per poter scappare nel caso mi avessero scoperto! </span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«E sentiamo cosa avrebbe stabilito questo Direttivo?» continuò il dottore Marletta.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«La rivolta ormai è alle porte&#8230;» proseguì Pippo «&#8230;Il malcontento è diffuso in tutte le parti della città, soprattutto nelle periferie, a Picanello, Librino, Villaggio Sant</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">Agata, Trappeto Nord. Anche nei quartieri più conservatori, come Corso Italia, Canalicchio e Lungomare la situazione è preoccupante! In via Etnea il movimento non è organizzato ma la voce della sommossa imminente è arrivata e c</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">è molta partecipazione!»</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">Il Direttivo, diceva Pippo, aveva organizzato tutto per il 30 febbraio 2050. Si era discusso molto a proposito della data. Alcuni avevano proposto il 25 aprile, data ricca di significati patriottici, altri erano del parere che il giorno migliore potesse essere il primo maggio, la festa di tutti i lavoratori; altri ancora avevano indicato il 5 di febbraio se pur con qualche distinguo. Se alcuni erano contrari proprio perché, essendo il giorno dedicato alla patrona della città, dicevano che, Santaituzza doveva rimanere fuori da ogni forma di strumentalizzazione; altri, e tra questi erano i più devoti, affermavano che il giorno migliore sarebbe stato proprio il 5 febbraio perchè Santaituzza, dall</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">alto della sua santità, avrebbe sicuramente protetto e soccorso i rivoltosi, anche i più sanguinari. Alla fine il Direttivo, per non scontentare nessuno, aveva deciso per il 30 febbraio, che sarebbe diventato negli anni futuri, secondo il nuovo calendario rivoluzionario, il primo Mondezzaio.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«E sentiamo Pippo! Cosa succederà oggi che è il 30 febbraio 2050?» disse il dottore Marletta, cercando di assecondare la follia di Pippo.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«A piazza Roma è previsto il concentramento&#8230;» continuò Pippo «&#8230;Già alle prime luci dell</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">alba si sono raggruppati i primi partecipanti al corteo. Sono arrivati da tutte le parti della città. Da Nesima, da San Giovanni Galermo ma anche dal Biviere di Lentini ove è presente una comunità ben radicata sul territorio. Sono, mille, duemila, forse diecimila, centomila o un milione. Sono sbucati da tutte le traverse che portano nel luogo dell</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">appuntamento, alcuni dalla strada principale, altri dai vicoli, altri ancora sono venuti dal sottosuolo e dalle fogne, non si sa bene da dove! I manifestanti chiedono diritti, rispetto degli orari e soprattutto ordine e pulizia. Non ne possono più! Hanno sopportato troppo e ora sono arrivati all</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">esasperazione. Non gli è rimasta che una sola soluzione: la rivoluzione!»</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Signor Sindaco l</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">ambulanza è arrivata. Lo facciamo portare via?» disse il maresciallo Puglisi.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Fateli aspettare i barellieri! Voglio vedere come finisce questa storia della rivoluzione che comincia a piacermi!» rispose il sindaco.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">Intanto Pippo era un fiume in piena. Diceva che alle nove il corteo si era mosso per dirigersi verso il Palazzo di Città. In prima fila c</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">era Turi Despar, un sacchetto bianco con la scritta verde e rossa, pieno di porcherie e schifezze varie. Poi Gino 78, il più piccolo di tutti, tozzo e sempre puzzolente a causa di una scorza di formaggio ammuffito che usciva dalla busta. C</span></span><span style="font-family:新細明體;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">era anche Etienne Auchan, il francese, con più esperienza di tutti perchè aveva partecipato ai moti rivoluzionari al tempo di Napoleone III. E ancora Ugosma, Pierospin, il giovane Luca Sidis e tanti, tanti altri. Tutti, continuava Pippo, sono armati di rabbia repressa ma anche di roba puzzolente e cibo andato a male. </span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Ma Pippo tu vorresti dire che&#8230; che tra pochi minuti scoppierà la rivolta della spazzatura? Tu vorresti dire che la munnizza, in questo momento, sta manifestando in corteo e poi, sempre questa munnizza, tutta incolonnata, arriverà qui al Comune? Per fare che cosa? Magari per sedersi sulla mia poltrona e poi prendermi a pedate nel culo o meglio a munnizza in faccia!» disse il sindaco ridendo a più riprese.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«E perché questi illustri signori, pardon, questi non so come chiamarli, forse sarebbe bene chiamarli fitusi, intendono fare la rivoluzione?» continuò il primo cittadino.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Vede signor sindaco, questi sacchetti non ne possono più di stare giorno e notte in cassonetti sporchi, malsani, senza ruote ma soprattutto con le porte divelte. Quasi tutti hanno preso la broncopolmoschifezza, una malattia che un tempo era stata debellata ma negli ultimi anni è riapparsa in tutta la sua virulenza. Loro chiedono pulizia ma anche la fine della promiscuità. Ho sentito, sempre al Direttivo, che un piccolo sacchetto di appena due giorni ha preso la tuberschifezza perché ha ingerito contemporaneamente lattine, plastica, vetro e rifiuti organici, una miscela esplosiva!»</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«È pazzo completo! » sussurrò il sindaco al maresciallo Puglisi.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Ssss&#8230; Silenzio che ho sentito qualcosa. Forse stanno arrivando. Sì li sento! Scappiamo!» urlò Pippo.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">«Portatelo in manicomio! Portatelo in manicomio! È in uno stato gravissimo!» gridò il dottore Marletta riferendosi ai due barellieri che erano rimasti in fondo alla stanza in attesa di intervenire. </span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">Non appena i due portantini afferrarono in modo energico Pippo che si dimenava come una serpe, si sentì uno spaventoso rumore di vetri infranti.</span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">Erano Turidespar ed Etienne Auchan che, come due kamikaze, si erano imbottiti di tutte le schifezze trovate lungo la strada e si erano lasciati esplodere proprio davanti il sindaco della città. </span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">La rivoluzione era cominciata! </span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"> </span><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;color:#333333;"><span style="font-weight:normal;" class="Apple-style-span">© Patpanos (10 febbraio 2007)</span></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/certamenletterario.wordpress.com/7/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/certamenletterario.wordpress.com/7/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/certamenletterario.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/certamenletterario.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/certamenletterario.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/certamenletterario.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/certamenletterario.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/certamenletterario.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/certamenletterario.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/certamenletterario.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/certamenletterario.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/certamenletterario.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/certamenletterario.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/certamenletterario.wordpress.com/7/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/certamenletterario.wordpress.com/7/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/certamenletterario.wordpress.com/7/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=certamenletterario.wordpress.com&amp;blog=2419658&amp;post=7&amp;subd=certamenletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Amore in periferia</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 14:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
				<category><![CDATA[periferia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giulio Traversi     Tutti furono sgamati, tranne Buscemi e Concetta, che s’erano appartati sotto i portici di un palazzo per mangiarsi la carne di cavallo. Carne tenerissima era quella, di seta dolce, sanguinolente. Ciccio Canaglia arrusteva, imbacuccato col cappello ficcato fino all’orecchie. Il fumo della brace mischiava il sentore d’acetoforte alla brina argentata e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=certamenletterario.wordpress.com&amp;blog=2419658&amp;post=5&amp;subd=certamenletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-style-span" style="font-family:Arial;font-size:11px;line-height:normal;">
<div class="snap_preview">
<h2>di Giulio Traversi</h2>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">  <span class="Apple-style-span" style="font-family:Garamond;font-size:19px;">Tutti furono sgamati, tranne Buscemi e Concetta, che s’erano appartati sotto i portici di un palazzo per mangiarsi la carne di cavallo. Carne tenerissima era quella, di seta dolce, sanguinolente. Ciccio Canaglia arrusteva, imbacuccato col cappello ficcato fino all’orecchie.</span></p>
<p><!--StartFragment-->
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Il fumo della brace mischiava il sentore d’acetoforte alla brina argentata e l’odore delle cacocciole arrostite faceva venire l’acquolina in bocca. </span></p>
<p><span id="more-5"></span>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Ti sfizia?» domandò Concetta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Santo Buscemi morsicò il panino con la salsiccia e le melanzane, ma non rispose. Aprì la Cocacola e tracannò dalla lattina. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Ciccio Canaglia ungeva carne equina strofinando il mazzo d’origano imbevuto nell’aceto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Ci vorrebbe una putìa anche a Los Angeles!» disse Concetta che negli States c’era stata. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Ciccio Canaglia la taliò bene bene da sotto il cappuccio. Riscaldava i panini sopra la graticola, usava le dita come pinze. Una lampada al neon alimentata dal gruppo elettrogeno faceva luce tra pilastri e calcina. Santo Buscemi taliava una striscia di biancume all’orizzonte. La ragazza si stuiava il muso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«U sai dove siamo?» gli spiò la femmina con tono smaccoso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«U sacciu» rispose Santo alzando il collo e muovendo le labbra in su.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Io acchiano lassopra» lei disse.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Concetta alzò il braccio e mirò con l’indice l’ultimo piano di un palazzone dirimpetto. A Santo Buscemi venne il risolino, credeva che la ragazza babbiasse.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Voglio taliare il paesaggio in pizzo al palazzone» continuò lei.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Buscemi la sogguardò stranizzato. La femmina gli parve un po’ strammata: gli occhi brillavano come luci di Sant’Aita, indossava un giubbotto gonfio e nero, la testa coperta da un passamontagna. Buscemi pensò certe cosuzze smaniose, faceva azzardate mentre il cuore pompava sangue a briglie sciolte. Spronato dal sentimento, le afferrò la mano e rispose: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Occhei Beddazza!» </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Corsero verso quel palazzone col rischio di asdirubbarsi. Correvano abbrancicati, scorgevano sagome di cose nere come macchie d’inchiostro di china. Salirono alcuni gradini, raggiunsero un porticato. Concetta accese una lampadina tascabile.<span>  </span>Il fascio di luce imbiancò scarabocchi, graffiti e lordume schifevole. C’erano un effluvio eccitante, zaffate di spurgo e fetore sciroccoso. Arrivarono ad un portone chiuso. Concetta era femmina sperta, aveva fil di ferro e cacciavite nella sacchetta. S’abbassò sulle ginocchia e forzò l’inchiavatura. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">L’ascensore era fuori uso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Acchianarono per le scale scure scure.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Cosa pensi di me?» chiese la femmina col fiato grosso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Nun lu sacciu.»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Non mi sfiziano i masculi che si nascondono dietro le parole.»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Sei una figghia pessa!»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«E poi?» apostrofò come una selvaggia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Idda era femmina duci a capriccio, e non dava sazio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Svegliamo i cristiani …»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Qui anche se ci abitano, non s’arrisvigghia nuddu.»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Buscemi diresse il fascio di luce sul volto di Concetta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Ma unni stemu iennu?»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Camina, scimunito!»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">La ragazza schizzò via con la rapidità di un felino scattoso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Non sei spettu pì nenti, e mancu malandrino!»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Salirono ancora, sempre più in alto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Scese un silenzio che pareva mancasse l’ossigeno. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Le finestre nei pianerottoli erano spaccate e senza vetro. Da lassopra la città riposava. Non c’era più niente per strada. Non si vedeva più niente, era tutto vuoto. Una lucetta rossa calava come un’astronave. La costa era illuminata fino ad Augusta. Concetta tirò fuori una sigaretta, la portò alle labbra e l’accese. Lui le tolse via il passamontagna. I capelli neri scivolarono lungo le spalle, ondulati, pareva una medusa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Così non sembri più un maschiaccio» disse Santo con una smorfia ironica. «Posso fare sempre il malandrino… » aggiunse. Le strinse le guance con le dita. Strinse forte, quasi quasi voleva farle male. Lei non si divincolò, ma gli pestò i piedi. Lui non si mosse di un punto, manco ahi disse, ma aggiunse. «Mi sfiziano le femmine a cui piacciono le tumpuliate! Chi ti ha imparato?» e le puntò la luce contro gli occhi. Aveva labbra sottili e un po’ screpolate,<span>  </span>le pupille sorridevano di piacere. Buscemi le strappò il sentimento con la guardata a tenaglia che si infilava nell’esofago e stringeva il cuore, forte forte, per scipparle l’ingegno, squagliarlo nell’acido, mangiarselo sano sano. Poi la lasciò fuggire, che fu come se fosse rimasta in apnea sott’acqua. Corse su la femmina, acchianando i gradini a due a due, divorandoseli da forsennata, e manco vero pareva che aveva perso fiato e lingua. Aveva le ali Concetta e s’alzava in cielo, e l’aria era rarefatta e il cuore un cavallo selvaggio che galoppava per la prateria. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Unni scappi! Vieni cà!» diceva Santo che s’arrampicava anche lui.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Giunti all’ultimo piano s’abbracciarono come s’attacca il ferro alla calamita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Poi lei arrossì e rincantucciò il capo al suo petto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Santo Buscemi forzò la porta sigillata col nastro da imballo e occupò l’appartamento. Dentro c’era un cucinino, due letti a muro col materasso, una sedia e un armadio. Qualcuno era stato sloggiato. C’erano sentore di muffa, tanfo di camerachiusa, le pareti bianche macchiate d’umidità. Concetta si distese sul letto e osservò il soffitto sbiancato dalla luce dell’alba che filtrava dal balcone. Lui aprì l’imposta e uscì sul terrazzo sporco di cacche di piccione. Si vedeva l’Etna sbiadita da una parte, dall’altra tanti palazzi disposti come i birilli del bowling in mezzo alla campagna. C’era un silenzio di cose rarefatte, immateriali. Come dietro le nuvole. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Santo riempì i polmoni d’aria fresca. Concetta s’accucciò come un cane ammalato, aveva le ginocchia al petto e chiuse gli occhi. Lui rovistò dentro l’armadio e trovò lenzuola e coperte. Spogliò Concetta. Le sbottonò i jeans graffiandole le gambe coi dentuzzi. S’abbracciarono come due amanti, e c’era un tanfo di niente. Dal balcone si apriva il cielo che schiariva, i tetti delle case scivolavano molto, ma molto più in basso. Ad un certo punto parve che qualcosa tremasse e alzarono gli occhi al soffitto, fissarono la lampadina che pendeva. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Il terremoto!» disse lei. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">E lui, pacatamente: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Non succederà niente, non è mai successo nulla d’importante.»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">S’abbracciarono ammugghiati dal fruscìo delle lenzuola.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Sei felice?» chiese poi il masculo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Lei senza pensarci più di tanto rispose:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">«Che minchiata la felicità! Vieni, amore, non sai quanto ti vogghiu bene.»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right:6.7pt;text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
<p><!--EndFragment--><!--EndFragment--><!--EndFragment-->
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"><b> </b>(da <a href="http://traversismo.wordpress.com/category/carne-di-cavallo/">Carne di Cavallo</a>)</span></p>
<p><!--EndFragment--></div>
<div class="commentPos" style="clear:both;font-family:'Arial Black';font-size:7pt;position:relative;text-align:center;text-transform:uppercase;margin:0;padding:0;"></div>
<p></span> </p>
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		<title>Che lo conosci Tano Rosicchia?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 14:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
				<category><![CDATA[mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giulio Traversi     Marco cantava. Aveva dodici anni e sembrava un uomo. Grassotto, ovale tondo e lentigginoso, capelli a spazzola, occhi stretti, due feritoie. Indossava pantaloni larghi, jeans che strisciavano di sotto le scarpe da ginnastica, e un cappello in testa con la visiera. Marco ascoltava la musica con l’auricolare, dondolava la testa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=certamenletterario.wordpress.com&amp;blog=2419658&amp;post=4&amp;subd=certamenletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-style-span" style="color:#333333;font-family:verdana;font-size:13px;">
<div style="text-align:justify;">di <span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;">Giulio Traversi</span></div>
<div style="text-align:justify;"></div>
<div style="text-align:justify;"> </div>
<div style="text-align:justify;"> </div>
<div style="text-align:justify;"><!--StartFragment-->
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Marco cantava.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Aveva dodici anni e sembrava un uomo.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Grassotto, ovale tondo e lentigginoso, capelli a spazzola, occhi stretti, due feritoie. Indossava pantaloni larghi, jeans che strisciavano di sotto le scarpe da ginnastica, e un cappello in testa con la visiera. Marco ascoltava la musica con l’auricolare, dondolava la testa e stava seduto in fondo all’aula. Ascoltava i Living colours. Nessuno alla sua età sapeva chi fossero, ma a lui quella musica iniettava nelle vene una sostanziale dose di autostima. Marco a scuola leggeva lentamente, inciampando sulle sillabe, e scriveva poche righe, piene zeppe di errori ortografici, ma era un’autorità perché trasgrediva le regole. Aveva un forte ascendente tra i suoi coetanei e decideva lui che cosa era vietato fare e cosa era la legge. Teneva dentro lo zaino una bomboletta spray, prima di usarla faceva gli schizzi sul foglio da disegno usando i pennarelli a spirito colorati, poi di pomeriggio per allenamento imbrattava i muri dei casolari abbandonati di campagna. Alcuni compagni di scuola lo seguivano in tutto, perché Marco parlava come i grandi e sapeva fare tante cose che lo facevano fico. Prima cosa: smontava i fanaletti delle vespe posteggiate davanti al liceo. Seconda: s’introduceva all’interno dell’abitacolo delle auto in sosta col solo aiuto di un tappo di bottiglia. Terza: gli piacevano le femmine, ma trattava male le ragazze perché sdolcinate e civettuole. Quarta e decisiva cosa: aveva fatto a botte con Turi, il figlio minore del latitante Santalucia. Gli aveva fatto lo sgambetto e gli aveva tirato tanti calci sulla schiena, perché Turi andava dicendo che alla madre di Marco piaceva assaissimo la musica, e specialmente quella che suona il flauto di pelle.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';"> </span></p>
<p><span id="more-4"></span>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Tano Rosicchia invece sbatteva i denti, aveva le mani sudate e andava sempre al cesso. Tutto quello che metteva nello stomaco era duro come i sassi. Dentro casa ci stava con la luce elettrica accesa e non rispondeva al telefono. Dalle fessure delle persiane taliàva la strada, che era sempre la stessa. Gli oggetti, le case, la gente, le cose in generale, erano sempre gli stessi. Il tavolo di marmo era conzato col pane, le olive, il formaggio, e una Beretta M12 calibro 9, cinquecentocinquanta colpi al minuto, non era un giocattolo per lui.<span>  </span>Aveva paura e la teneva lassopra, perché averla sotto gli occhi gli dava coraggio.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Tano Rosicchia è uno di quegli uomini che ha sbagliato qualcosa nella vita. È stato impulsivo e ha commesso una minchiata. Ne basta una per scantarsi dalla paura e rimanere chiuso in casa per giorni. Ormai s’era pure scordato com’era fatto il sole, com’era l’odore dell’aria pulita, il colore delle nuvole, il pelo delle femmine. Però nel momento in cui aveva commesso quella minchiata, era parso tutto contento, come se vasarsi la femmina di Burgio Santalucia era stato uno sfizio come tanti altri.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Se l’era portata campagna campagna.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Vieni cù mia, talìa quantu è bella la natura» le disse.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Idda che stava tutta la simana segregata in casa, s’infilò dentro la macchina di Tano. Correvano per le trazzere, sfilavano le aranciare e i muretti a secco, s’udiva il cra cra delle cornacchie. Se la portò nel casolare abbandonato dove ci scaraventavano le scocche delle moto rubate. Si fermò proprio addossato al muro e abballando sopra gli ammortizzatori dell’autoveicolo fecero ‘nzughiti ‘nzughiti. E poi, durante la fase postcoitale, siccome c’era càuro, si sbracarono sotto un albero di ulivo per scambiarsi reciproche attenzioni, rumorini e allisciamenti. </span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Marco quel giorno passava da quelle parti, con la bomboletta spray in mano per imbrattare i muri dei casolari. Non era solo, c’era anche la sua banda di ragazzini; e taliàrono tutti scantati l’opera dietro il muro a secco, tra le pietre. Poi fecero un giuramento collettivo e si dissero che non avevano visto nenti, perché quella fimmina sapevano di chi era, e quel masculo sapevano la minchiata che aveva commesso.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Qualche giorno dopo la taliàta, quando ancora la paura non friggeva il cervello di Tano Rosicchia, Marco era uscito dal cancello di scuola.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Vieni cca!» sbraitò uno dal finestrino abbassato di un’auto in sosta.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Marco aveva le mani nelle sacchette e canticchiava con la musica dentro il cervello.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Fece finta di niente.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Vieni cca!» ripetè quell’uomo, uscendo fuori dall’abitacolo.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Marco si mise a correre.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Correndo pensava. L’auricolare scivolò dalle orecchie. </span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Era un assolo elettrico di chitarra, una via di fuga, che gli apparve spietatamente dinanzi agli occhi. </span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Si fermò. Si voltò arrossato, col fiato grosso.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">L’uomo era dietro di lui.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Ti vendo un’informazione» disse Marco mangiandosi le sillabe.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Chi mi cunti?» disse quell’altro che non aveva capito bene.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Ti do un’informazione e siamo pace» ripetè il ragazzo.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«È vero che isasti manu a mio fratello Turi?» apostrofò l’uomo trattenendo il ragazzo per la maglietta. Marco si svincolò, e dai movimenti sembrava un rapper spertazzo della civita.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Sei Burgio Santalucia?» chiese il ragazzo.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«E tu chi cazzo sei?» esplose l’uomo, che era alto, robusto, la barba a cespugli, e gli occhiali neri. «Ti rompo i denti» continuò a dire.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Sacciu una cosa che non sapi nuddu» disse Marco.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Chi mi cunti?» chiese l’uomo.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Sacciu una cosa che non sapi nuddu» ripetè Marco.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«E che sai?»</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Rock nero suonava dall’uricolare, in sordina come un bonsai.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«È la tua zita… Agatina?»</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Che vuoi dire?» </span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Se te lo dico siamo pace?» </span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Iddu si fece freddo, mollò la presa del ragazzo.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Canta» ingiunse.</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Marco gonfiò i polmoni e come se sparasse un colpo di pistola, disse:</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">«Che lo conosci Tano Rosicchia?»</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:14.2pt;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';">Burgio pareva preparato a ricevere il colpo. Afferrò con le dita l’auricolare del lettore mp3 che cadeva sul petto del ragazzo, e con calma glielo applicò alle orecchie. Marco fu aggredito dalla violenza della musica. Rimase lì a guardarlo attraverso le feritoie del suo sguardo, in difesa. Finché non lo vide dietro gli occhiali da sole, che si aggiustava il bavero della giacca e, come se quella musica Burgio se la fosse già ripetuta tra sé e sé da un bel pezzo, tirò su l’angolo del labbro superiore e andò via. </span></p>
<p style="text-align:justify;" class="MsoNormal"><span style="font-family:'Times New Roman';"> </span></p>
<p><!--EndFragment--></div>
<p></span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/certamenletterario.wordpress.com/4/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/certamenletterario.wordpress.com/4/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/certamenletterario.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/certamenletterario.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/certamenletterario.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/certamenletterario.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/certamenletterario.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/certamenletterario.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/certamenletterario.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/certamenletterario.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/certamenletterario.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/certamenletterario.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/certamenletterario.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/certamenletterario.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/certamenletterario.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/certamenletterario.wordpress.com/4/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=certamenletterario.wordpress.com&amp;blog=2419658&amp;post=4&amp;subd=certamenletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cosa Nostra. Affresco, particolare.</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 14:41:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianinof</dc:creator>
				<category><![CDATA[mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[ di Mino d&#8217;Odiato   FSQ34176 era riuscito ad attivare per tempo il freno propulsore della navicella bozzolo dopo aver disattivato loscillatore spazio temporale, ed essere passato al controllo manuale. Limpatto era stato tremendo e devastante. Ce laveva comunque fatta: era il primo abitante di Gwqhze ad esser giunto nellunico posto raggiungibile e con un ecosistema [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=certamenletterario.wordpress.com&amp;blog=2419658&amp;post=3&amp;subd=certamenletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <span>di <span style="font-weight:bold;" class="Apple-style-span">Mino d</span></span><span><span style="font-weight:bold;" class="Apple-style-span">&#8217;</span></span><span><span style="font-weight:bold;" class="Apple-style-span">Odiato</span></span>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"><span class="Apple-style-span" style="color:#000000;font-family:Georgia;font-size:16px;"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">FSQ34176 era riuscito ad attivare per tempo il freno propulsore della navicella bozzolo dopo aver disattivato l</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">oscillatore spazio temporale, ed essere passato al controllo manuale. L</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">impatto era stato tremendo e devastante. Ce l</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">aveva comunque fatta: era il primo abitante di Gwqhze ad esser giunto nell</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">unico posto raggiungibile e con un ecosistema compatibile a quello di un gwqhzeziano: Dnal, la Terra.</span></span></span></p>
<p><span id="more-3"></span>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Una veloce occhiata al software di bordo. Interferenze. Erano evidentemente sistemi terrestri captati dalle macchine. Tutto come previsto. L</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">adattatore automatico faceva il suo sporco lavoro di mimesi. Adesso era solo, senza alcuna possibilità di contatto col suo mondo. Stop. Fine. Chiuso. Per sempre.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Addio miei amori, miei fratelli e sorelle, miei amici e conoscenti. Addio per sempre </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> si era detto aprendo il portellone. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Parole smozzicate, a singhiozzi, con i tre cuori in intermittenza e fibrillazione mentre masticava sangue raggrumato. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Fuori. Quella doveva essere la notte terrestre. E quella la Luna, l</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">unico satellite. Gli pareva d</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">essere in una di quelle assurde opere fanta visionarie esposte al Girolario Pinacoteco. Di essere dentro alla </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Altrui Dimensione</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> di CTPA23. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Nessuna traccia di esseri umani nelle vicinanze. Percepiva altre forme di vita elementari nella notte, forme brulicanti in un pullulare assordante di voci.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Prese a muoversi con circospezione, per quella che doveva essere una campagna nera. L</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">analisi termo chimica era chiara: basalto. Materiale lavico. Strani ed orripilanti frutti spinosi, talora inverosimili arbusti, costellavano quel paesaggio spettrale. Tersa come non mai la volta celeste. Di fronte, in alto, per ogni dove, immensa, una montagna rombante di sinistri bagliori rossastri. Camminò per ore, alla ricerca di qualcosa, di qualcuno, disperato, maledicendo la sua sete di sapere, i suoi studi, la sua natura esploratrice. Il segnale in radiofrequenza captato doveva necessariamente essere stato concepito da una civiltà evoluta. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Una dimora, isolata e primitiva, era apparsa d</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">improvviso. Una fioca luce sembrava illuminarla dall</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">interno. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">FSQ34176 riuscì a vincere la paura, e cominciò ad avvicinarsi in maniera cauta e furtiva, tutti e cinque gli occhi in iperattività, in una continua focalizzazione e rifocalizzazione del territorio e degli ostacoli che si frapponevano al suo incedere febbrile. Mentre si avvicinava, fu più volte costretto a commutare la sua secrezione adrenalinica. FSQ34176 era ormai nei pressi, vicino ad un probabile contatto con una forma evoluta terrestre.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Un greve e sommesso bisbigliare, come di crowzzsteri fracassati, sembrava provenire dall</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">interno di quel rifugio precario.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Materiale organico. Questo deve essere l</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ingresso.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Cinque esseri deformi. Nulla di simile nelle bozze e nei prototipi ipotizzati dai più sofisticati software circa l</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">aspetto dei terrestri. Niente di paragonabile agli azzardi del biologo RTW234 che tanto avevano fatto sganasciare nelle ore di pausa i membri dello staff. Una deformità inconcepibile. Questo vide con lo scostare lievemente quell</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">affare girevole che finì con l</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">emettere un assordante cigolio.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">L</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;">&#8217;</span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">orrore.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Percepì dalla loro reazione, dai movimenti sconnessi ed incomprensibili, antianatomici, contrari ad ogni principio della meccanica dei corpi, che in loro era in atto una reazione attitudinale. Gli parve di capire. Esitò un attimo, come paralizzato. Avevano preso qualcosa. Fece in tempo ad emettere un grido ed ad attivare l</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">auto registratore, l</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">unica ed ultima possibilità per trasmettere le informazioni necessarie su Gwqhze. Si sentì dentro una gragnuola di corpi estranei. Morire. Egli era finito. Così.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Rapporto di materiale video sonoro proveniente da Dnal. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Il relatore</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">QQQ090</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Al servizio della Grande Causa</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">FILE 74567. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Minchia! Butt</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Chi spacchiu jé! Sarooooo!!</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- zzzz (interferenza)</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- signuruzzu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">matruzza matruzza </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">non si po</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> taliari</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">cchiè mossi?</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Ma chi minchia d</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">armali ci su ca supra l</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Etna!</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">toccalu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">viremu?</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Picchì nò tocchi tù, bastaddu!!</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">mpari staiu chiamannu a Giuvanni!</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Giuvanni cui!</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Cà Giuvanni Lignami, no? Non cill</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ama </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ddiri?</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Chi </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">si sciàmunitu? Chiddu s</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">amprissiona! Non ci chiamari. Lassa peddiri.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">nchia pari na brattuna cull</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ali!</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Minchia pari chiddu </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ro fimm ca mi visti aieri o Planet!</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Carusi tagghiatila ri fari i sciamuniti ca </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">cca a cosa iè seria. Iu francamente sono impressionato va! </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Se Janu, ma ora c</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ama </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ffari </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ccu ssu mostru.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Accuntu lèva ro menz</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">i peri a roba, ca non si sapi mai</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">non ci staiu capennu francamenti na vera minchia appiddaveru </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">nta </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">sstà storia. A sti tempi r</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">oggi uno po</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">gghiessiri controllato </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">nta tutt</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">i maneri</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> Fai na cosa Fulippo</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">veni </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ccà</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">pigghiulu </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ppè peri</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">accussì</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">non ti scantari ca iè mottu ri cient</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">anni.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- (zzzzz)</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">muviu? Mattri!</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Parrannu </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ccu tia na telefunata a chiddi i Palemmu c</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ha facissi</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">nchiè quantu pisa</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">a mia </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ssu cosu mi pari fintu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">attipo </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ppi farini scantari no?</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">mintemulu </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ccà</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ahia</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">accussì</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">na menza palora</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ppi capiri su allivoti iddi su </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">nfommati ri sti mostri</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Janooo</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">(urlando distante)</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">i livasti </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ddi cosi </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">mmenz</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ì peri ah!</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">viremu </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ccama fari</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">viremu </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">sama </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">spittari a finanza, a polizia, i carabbineri</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> zzzz</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">cuminciati a scavari </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">cca</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">u vurricamu e bonu </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">cchiù</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Fulippu, tu h</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ascutari a mia. Non chiamari a nuddu iè non parrari </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ccu nuddu, annunca ti scippu a facci a muzzicuni</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"></span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Ma scusa, se mi pemmetto</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">senza offesa</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">per la quale</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ma </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">cchi </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ffà non cill</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">avissimu à </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ddiri ozzù Cammelu? Oggi o rumani si veni a sapiri chiddu n</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ammazza ca non c</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">iama rittu nenti </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ro mostru.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Saro</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">tu ta </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ffari i cazzi toi. Ti stai chiantagnu n</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">papagnu. Tu ha fari comu ricu iù</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">pigghia </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ssa zappa iè accumincia a scavari a tipo elettricu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">annunca mi fazzu veniri i cincu minuti. N</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ata vistu nenti, cumpris? Fatila funna iè </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ppoi ù </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">bbiati </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">dda intra.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Janu tu accumincia a calari </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">cca roba a San Cristoforu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">viri ca iè venneddì</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">viremu su n</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ama fari futtiri i soddi!</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">- Saru ti staiu scippannu i conna! Annachiti!!! </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Appoi però i soddi i vuliti averu?? Vi piaci irivi a viriri i pattiti rò catània</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">vi papariati </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">nte machini cu </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ddi ran sucaminchi re vostri mugghièeri</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">e iu a sucu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ma </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ppi </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ccui</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ppa vostra bella minchia???</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">all</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">autra sira a </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ddu carusu c</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">appi sparari iù</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">picchi </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">su stava aspittari a vuautri, c</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ancora va stavati minannu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">chiddu iera ancora peri peri librinu librinu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">quannu vi ricu ca c</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ata sparari </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">nta facci, CH</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ATA SPARARI </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">NTA FACCIIII!!! Bastaddi!</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">avanti</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">abbiàtilu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ccussì</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">bellufunnu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">accuminciamu all</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">inchiri</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> zzz </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> minchia stà fitennu vivu</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> zzz)</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Fulippu! gioa </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">ro papàaa..Ma chi è ti cacasti?</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">minchia ri lu gran fetu! zzzz)</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">tu viristi </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">la fattoria</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">?</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">minchia </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">mpari iè troppo bella lei! Non ti devi seccare</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> zzzzz</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Fine riproduzione dell</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">audiovisivo ad opera del Ten. Col. FSQ34176. Possa il suo sacrificio rendere imperitura luce allo spirito di amicizia e reciproco rispetto di tutti i pianeti confratelli del Sistema C34. Possa la sua anima riposare in pace nella consapevolezza del grande apporto e contributo riservato alla Grande Causa.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Addio fratello FSQ34176. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:20pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">Lo staff del Progetto </span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">RicercA</span><span style="font-size:13pt;font-family:新細明體;color:#333333;"></span><span style="font-size:13pt;font-family:Verdana;color:#333333;">.</span></p>
<p style="text-align:justify;" class="MsoNormal"> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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