La compera

aprile 24, 2008

di Masuria

 Aprendo il portone  di casa avvisto il vecchio mandorlo  nel giardino del mio vicino. I rami nodosi dalla corteccia ruvida sfoggiano di già timidi petali.  Non c’è vento e  l’aria frizzante del pomeriggio  m’invoglia decisamente a fare una passeggiata. Nel piccolo cortile sta bighellonando Laura, mia nipote.   Leggi il seguito di questo post »

Il giro d’Italia

aprile 20, 2008

 

di giuliotraversi

S’era fatto comprare una bicicletta col manico curvo, e decise di allenarsi in quella maniera e non ci voleva pensare alle cose di famiglia, agli affari loschi e alla vita camorristica. Leggi il seguito di questo post »

L’appartamento

dicembre 31, 2007

di Filippo Dicco

 

Avevano acquistato un appartamento nella periferia della città. Un trivani confortevole, al quinto piano, ascensorato, ristrutturato, benché inabitato da circa trentanni. Era costato davvero poco, quasi un’occasione.  Dal balcone di casa c’era l’Etna in bella mostra, il mare, tanta aria fresca e luce, e un senso di volare insieme alle nuvole.

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La rivoluzione

dicembre 31, 2007

di Patpanos

 

Pippu u pazzu l’aveva detto cento volte che prima o poi sarebbe scoppiata ma nessuno gli aveva mai creduto. Aveva immaginato tutte le conseguenze più imprevedibili generate da quella singolare rivolta: un nuovo ordine politico-sociale, cessazione dei privilegi più antichi, abolizione della tassa sui rifiuti solidi urbani. Pippo aveva anche previsto che, dopo la prima fase di confusione, le cose si sarebbero pian piano sistemate. Occorreva solo un po’ di tempo per adattarsi alla nuova organizzazione della città.

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Amore in periferia

dicembre 31, 2007

di Giulio Traversi

 

  Tutti furono sgamati, tranne Buscemi e Concetta, che s’erano appartati sotto i portici di un palazzo per mangiarsi la carne di cavallo. Carne tenerissima era quella, di seta dolce, sanguinolente. Ciccio Canaglia arrusteva, imbacuccato col cappello ficcato fino all’orecchie.

Il fumo della brace mischiava il sentore d’acetoforte alla brina argentata e l’odore delle cacocciole arrostite faceva venire l’acquolina in bocca.

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di Giulio Traversi
 
 

Marco cantava.

Aveva dodici anni e sembrava un uomo.

Grassotto, ovale tondo e lentigginoso, capelli a spazzola, occhi stretti, due feritoie. Indossava pantaloni larghi, jeans che strisciavano di sotto le scarpe da ginnastica, e un cappello in testa con la visiera. Marco ascoltava la musica con l’auricolare, dondolava la testa e stava seduto in fondo all’aula. Ascoltava i Living colours. Nessuno alla sua età sapeva chi fossero, ma a lui quella musica iniettava nelle vene una sostanziale dose di autostima. Marco a scuola leggeva lentamente, inciampando sulle sillabe, e scriveva poche righe, piene zeppe di errori ortografici, ma era un’autorità perché trasgrediva le regole. Aveva un forte ascendente tra i suoi coetanei e decideva lui che cosa era vietato fare e cosa era la legge. Teneva dentro lo zaino una bomboletta spray, prima di usarla faceva gli schizzi sul foglio da disegno usando i pennarelli a spirito colorati, poi di pomeriggio per allenamento imbrattava i muri dei casolari abbandonati di campagna. Alcuni compagni di scuola lo seguivano in tutto, perché Marco parlava come i grandi e sapeva fare tante cose che lo facevano fico. Prima cosa: smontava i fanaletti delle vespe posteggiate davanti al liceo. Seconda: s’introduceva all’interno dell’abitacolo delle auto in sosta col solo aiuto di un tappo di bottiglia. Terza: gli piacevano le femmine, ma trattava male le ragazze perché sdolcinate e civettuole. Quarta e decisiva cosa: aveva fatto a botte con Turi, il figlio minore del latitante Santalucia. Gli aveva fatto lo sgambetto e gli aveva tirato tanti calci sulla schiena, perché Turi andava dicendo che alla madre di Marco piaceva assaissimo la musica, e specialmente quella che suona il flauto di pelle.

 

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 di Mino d’’Odiato

 

FSQ34176 era riuscito ad attivare per tempo il freno propulsore della navicella bozzolo dopo aver disattivato l’oscillatore spazio temporale, ed essere passato al controllo manuale. L’impatto era stato tremendo e devastante. Ce l’aveva comunque fatta: era il primo abitante di Gwqhze ad esser giunto nell’unico posto raggiungibile e con un ecosistema compatibile a quello di un gwqhzeziano: Dnal, la Terra.

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